Il Decreto Clima non soddisfa le attese degli ambientalisti

Sergio Costa

Il Governo Conte-bis ha fatto del cosiddetto “Green New Deal” uno dei cardini della propria politica. Nelle intenzioni, la svolta verde deve vedere l’Italia in prima fila. Nei fatti, il “Decreto Clima” approvato dal Governo il 10 ottobre si è limitato ad alcune misure preliminari a un vero e proprio “New Deal” in tema ambientale.
Vengono stanziati 225 milioni di euro per finanziamenti ai cittadini che decideranno di rottamare la propria automobile o la propria due ruote: 1500 euro per chi rottamerà un’auto fino alla categoria Euro 3 e 500 euro per chi rottamerà una moto Euro 2 o 3 a due tempi. Il bonus sarà destinato a scelte di mobilità sostenibile: dall’abbonamento ai mezzi pubblici all’acquisto di bici, anche elettriche ma sarà destinato solo a chi risiede nelle aree a maggior rischio di inquinamento dell’aria. Molto limitati gli investimenti per il trasporto pubblico locale – solo 40 milioni di euro – e per il trasporto scolastico: 20 milioni di euro.

Gli ambientalisti non nascondono la loro delusione per la esigua quantità di investimenti totali e soprattutto per la rinuncia a cancellare almeno una parte dei quasi 19 miliardi di euro di sussidi annui all’industria fossile in favore di progetti di riconversione energetica. Tra altre norme contenute nel testo: una campagna di informazione sui cambiamenti climatici dedicati agli studenti delle scuole e misure dedicate alla ricerca sulla sostenibilità. Resta ancora in bianco la definizione dell’end of waste per l’economia circolare. Saltano anche le agevolazioni per i parchi che nella prima versione del decreto diventavano zone economiche speciali.

Sono i primi passi, e il progetto complessivo del “Green New Deal” annunciato da Conte dovrà essere giudicato nel tempo perché, come dice Palazzo Chigi, gli obiettivi strategici sono stati fissati al 2030. Se facciamo però il paragone con la più avanzata economia europea, nonché uno dei “giganti” economici mondiali, la Germania, la differenza è evidente. Il Governo di Angela Merkel si è impegnato per 54 miliardi di euro entro il 2023, e per 100 miliardi entro il 2030, per finanziare un robusto piano di tutela dell’ambiente. Le cifre sono contenute nel pacchetto di misure salva-clima concordate all’interno della Grosse Koalition. L’obiettivo della Germania è chiaro: semplicemente, chiudere l’era dell’economia fondata sull’energia fossile per convertirsi alle rinnovabili. Eppure, la volontà espressa dal Governo va nella direzione di un piano di investimenti molto più massiccio di quello deciso con il “Decreto Clima”.

“Dobbiamo inserire nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità, dello sviluppo sostenibile”, ha affermato Giuseppe Conte presentando la candidatura italiana a ospitare gli eventi preparatori di Cop26, la Conferenza Mondiale del Clima delle Nazioni Unite del 2020. Secondo Conte, gli investimenti nell’economia verde sono una opportunità da non perdere per l’industria italiana: “Invito tutti gli esponenti del mondo produttivo a considerare che già alcuni studi dimostrano che il ri-orientamento produttivo in senso sostenibile comporta un costo inizialmente ma dà vantaggi competitivi incredibili e crea occupazione”.

“Ho visto che anche nell’Ue, sull’ambiente, sta maturando un atteggiamento diverso”, ha continuato. “Ora la Germania ha annunciato una svolta, noi abbiamo un primato sulle energie rinnovabili e abbiamo annunciato un ‘Green New Deal’. C’è la determinazione a investire anche con meccanismi incentivanti per le aziende che dimostreranno di orientare il Paese verso un atteggiamento di maggior rispetto delle biodiversità, attenzione ai cambiamenti climatici, economia circolare. Il tutto si trasformerà in vantaggi per chi farà proprie queste prassi rispetto a chi rimarrà indietro”.

Queste, appunto, le intenzioni. La Manovra Economica 2020 sarà il banco di prova. Rispetto alle affermazioni iniziali, la realtà della compatibilità dei conti pubblici italiani obbligherà probabilmente il Governo a scelte meno ambiziose, almeno per il prossimo anno e la Legge di Bilancio è attesa dagli ambientalisti per compensare la prudenza adottata con le misure del ‘Decreto Clima’. Nella finanziaria i più ottimisti sperano di ottenere un miliardo di Euro di impegni di spesa per la riconversione dal fossile alle rinnovabili.

Un altro appuntamento importante per comprendere come si muoverà il Conte-bis sull’ambiente si avrà il 15 ottobre quando i Paesi europei saranno chiamati a dire sì o no alla scelta della Bei, la Banca Europea degli Investimenti, di vincolare i propri investimenti a progetti utili all’abbattimento delle emissioni.

Nella foto: Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente