le top news su milano, 26 aprile

Buongiorno e buon caffè a tutti

Beppe Sala, dal palco della festa per la Liberazione lancia un ponte di dialogo e inclusione tra 25 aprile e 20 maggio, quando Milano ospiterà una grande marcia per l’accoglienza degli immigrati. Per Sala “la libertà di essere diversi è il bene più grande che ci ha lasciato la Resistenza, la liberazione non è mai finita e oggi significa vincere la paura del nuovo”. La manifestazione di ieri è stata tutto sommato pacifica, unici momenti di tensione sono stati i fischi al passaggio della Brigata ebraica in piazza San Babila. Qualche momento di tensione c’è stato anche all’inizio del corteo, quando alcuni studenti richiedenti asilo vicini ai centri sociali e altri manifestanti con i colori palestinesi hanno contestato il decreto Minnitti.

I divieti imposti alla manifestazione delle organizzazione neofasciste al Musocco sembrano aver funzionato: un centinaio di manifestanti si sono ritrovati per porre omaggio alle tombe di Salò, ma l’estrema destra ha rinunciato a sfilare e non c’erano simboli, croci celtiche né bandiere o cori. Il prefetto Lamorgese spiega “è stato un cambio di rotta necessario, quello che era avvenuto negli ultimi quattro anni non era ammissibile, ci è sembrato un fatto di democrazia: ci dev’essere rispetto per una giornata di pace”.

Durante l’ultima riunione di giunta il sindaco Sala ha chiesto ai suoi assessori di dare un’accelerata sulle operazioni per la riqualificazione delle periferie. Quella che Sala ha promesso per le periferie in campagna elettorale è una vera e propria rivoluzione, un progetto che, nelle sue intenzioni, dovrà ridurre il divario  tra centro e margini, ma che non sta decollando con la velocità sperata. “Il piano c’è ” dice lui “ora però le opere devono iniziare a muoversi, trasformarsi in gare e diventare realtà, voglio che tutti abbiano in testa che per me è una priorità anche se i risultati si vedranno a fine mandato”.

I vaccini non sono né di destra, né di sinistra – spiega Massimo Sideri sulle pagine del Corriere – ma sono pur sempre materia politica che può influenzare le decisioni del Consiglio Europeo in merito alla nuova sede dell’Ema. Quando sabato il Consiglio si riunirà per aprire tutti i dossier legati a Brexit (tra cui quello della nuova destinazione dell’Ema) il dibattito sui vaccini usato negli ultimi mesi tra i politici italiani potrebbe essere usato dai concorrenti dell’Italia alla corsa all’Agenzia per dire che non saremmo in grado di gestirla quanto non sappiamo gestire il tema vaccini. La preoccupazione viene anche dal direttore esecutivo dell’Ema, l’immunologo italiano Guido Rasi, che crede sarebbe opportuno dichiarare una pace (politica) dei vaccini, anche solo temporanea.

Questa è Milano oggi, buona lettura.

Dal palco del 25 aprile alla marcia antirazzista “liberiamoci dalla paura”

Andrea Montanari, La Repubblica

Pochi ultrà, zero simboli addio alla parata nera

Massimo Pisa, La Repubblica 

Piano periferie: Sala chiede ai suoi di aumentare il ritmo delle operazioni

Alessia Gallione, La Repubblica

I vaccini nella sfida europea

Massimo Sideri, Il Corriere della Sera