L’estate 2017 sta vedendo la virata del Pd su posizioni lontane da quelle tradizionali su molti temi, in particolare sulla gestione dei flussi migratori. Un calcolo elettorale, dettato dalla consapevolezza che anche tra i militanti e gli elettori tradizionali l’immigrazione sia percepita come “un problema” da affrontare. Il partito di Renzi però sta gestendo questa fase, quantomeno sul piano della comunicazione politica, in una maniera discutibile. Diversi sono stati gli svarioni e le gaffes. Dalla sindaca di Codigoro che ha proposto di raddoppiare le tasse a chi ospita migranti alla dirigente nazionale Prestipino che ha difeso l’istituzione del “dipartimento mamme” affermando che occorra salvaguardare la “razza italiana”.

Renzi, di recente, ha sostituito i responsabili della sua comunicazione, tornando ad affidarsi a Marco Agnoletti, che lo aveva seguito sin dagli esordi e per tutta la fase “fiorentina” della sua carriera. E la sottosegretaria Boschi, un’altra protagonista del renzismo oggetto di attacchi e polemiche quando era ministra per le Riforme, dopo un periodo di basso profilo è tornata sui giornali in versione “non politico-istituzionale”. Si è lasciata ritrarre mentre vola in elicottero, mentre è in palestra, o in relax a Taormina. I giornali con prontezza ci informano che si tratta di cambi di strategia di comunicazione. Nel caso di Renzi si tratta di tornare a una immagine più genuina, nel caso di Boschi si tratta di “umanizzare” la fredda e computa ex ministra. L’immagine di Maria Elena Boschi è curata da una eccellente agenzia di comunicazione che ha portato molti leader alla vittoria. Ma su questa scelta,ci permettiamo di dissentire. Il problema non è “umanizzare”, il problema non è dare una nuova immagine ai protagonisti della politica. Il problema – e questo ha a che fare con la comunicazione, ma con una comunicazione che affondi sue radici in scelte profonde e non di piccolo cabotaggio – è riempire la politica di… politica e non di immagini. Se ci si pensa, poi, è un piccolo-grande paradosso quello per cui i grandi successi elettorali e di immagine si sono trasformati spesso in profondi insuccessi politici: Vendola eletto con un plebiscito, ma il suo progetto politico cancellato nel giro di pochi mesi; Renzi, un ciclone di comunicazione e di concensi che pareva inarrestabile, oggi ridotto a affannato inseguitore di una sconfitta certa che possa trasformarsi in parziale e “picaresca” vittoria. Perché questa è la vecchia, immodificabile, essenza della politica, che si alimenta di contenuti, di visioni, di strategia. E non ci sono social che tengano

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