La sostenibilità e la ricerca della felicità

Sul Corriere della Sera, oggi, la storia di un uomo che ha rinunciato all’automobile e ha acquistato una e-bike superveloce. Ogni giorno va al lavoro con il nuovo mezzo ecologico, percorrendo 23 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno.

 

La e-bike superveloce è una evoluzione della bici a pedalata assistita. Garantisce prestazioni di alto livello, con velocità di punta fino a 50 chilometri l’ora. La bici costa ancora molto, dai cinque ai sette mila euro a seconda del modello, ma è un mercato in espansione.

 

Sempre più persone rinunciano all’automobile per spostarsi con altri mezzi. La crisi economica è stato un fattore importante nel modificare, giocoforza, le abitudini delle persone. Accanto alla necessità però, cresce una nuova consapevolezza. Si tratta di qualcosa di più della sensibilità ai temi dell’ambiente.

 

Secondo Yuval Noah Harari, autore di “Homo Deus”, il ventunesimo secolo pone al genere umano una opportunità mai avuta in passato: iniziare a dedicarsi a una crescita di tipo nuovo, quella “ricerca della felicità” che è parte del pensiero filosofico fin dai tempi di Epicuro.

 

Diversi economisti si applicano oggi alla misurazione dell’indice di felicità, il Gnh, Gross National Happiness (Felicità Interna Lorda, Fil, in italiano). I parametri sui quali misurare il Fil sono variabili e non standardizzati come i parametri tradizionali di misurazione della ricchezza ma il concetto è chiaro: il benessere individuale e collettivo è più importante del possesso di beni materiali.

 

L’Enciclopedia Treccani cita a proposito un economista americano, Robert H. Frank:

“Molta evidenza empirica suggerisce che se usiamo un aumento del nostro reddito semplicemente per comprare case più grandi e auto più costose, non ci ritroviamo dopo questi acquisti più felici di prima. Ma se usiamo l’aumento di reddito per acquistare più beni non vistosi (unconspicuous goods) – come liberarsi da lunghi spostamenti per lavoro o per cambiare un lavoro noioso –, allora l’evidenza empirica mostra un quadro ben diverso. Meno spendiamo in beni vistosi, più riusciamo a ridurre ingorghi nel traffico, più tempo dedichiamo alla famiglia, agli amici, al sonno, ai viaggi, e ad altre attività interessanti. Sulla base della migliore evidenza empirica, possiamo affermare che riallocare il nostro tempo e denaro in queste e simili attività ci renderebbe la vita più sana e più felice”.

 

Sono concetti non ancora mainstream per il mondo dell’accademia eppure, grazie alla crescente attenzione verso i temi della sostenibilità, stanno diventando importanti per sempre più persone. Disposte ad esempio a rinunciare all’automobile per ritornare a pedalare. Non più solo per necessità, come un tempo, ma per vivere meglio.

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