La “laicité” e la campagna elettorale francese

Le parole del Primo Ministro francese Manuel Valls (“il burkini è incompatibile con i nostri valori”), a commento del divieto a indossare il costume integrale  in spiaggia deciso da alcuni comuni della Costa Azzurra, si può considerare il primo atto della campagna elettorale per le presidenziali del 2017.
A chi parla Valls? A un Paese che immagina se stesso come esportatore di valori universali, i valori figli della rivoluzione, di cui la laicità è oggi la sintesi. E’ una caratteristica culturale della Francia tradizionale, e l’intenzione dei socialisti è quella di risvegliare l’unità nazionale. Qualcosa che assomigli a “La France Unie”, lo slogan utilizzato da Francois Mitterand durante le presidenziali del 1988, vinte contro Chirac. Quindi Valls lancia un messaggio alla Francia tradizionale. La strategia però è molto rischiosa, perché centra il focus della campagna elettorale su un terreno che può essere più facilmente cavalcato dalla destra, quello dei valori non negoziabili a cui tutti, e in particolare gli immigrati, debbano adeguarsi.
Il “nemico” di Valls non sono le donne musulmane che stanno sulla spiaggia coprendo i loro corpi. Valls guarda a un’altra donna che rappresenta il vero spauracchio: Marine Le Pen.
I socialisti non navigano in buone acque e temono che la candidata del Front National possa andare al ballottaggio assieme al candidato della destra repubblicana, a scapito della sinistra. Esattamente come riuscì a fare suo padre Jean-Marie nel 2007.
Ma il Premier francese non parte con il piede giusto. In politica vince chi ha una propria proposta forte e caratterizzante. I socialisti hanno iniziato giocando in campo avverso e questo è un segnale di debolezza.

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