Referendum, perché gli attacchi a Boschi aiutano Renzi

La vignetta su Maria Elena Boschi pubblicata da Il Fatto Quotidiano ha suscitato l’indignazione del Partito Democratico e la reazione della Presidente della Camera, Laura Boldrini.
Il disegnatore Mannelli ha ritratto la Ministra delle Riforme in una posa che esalta le sue forme e ha correlato la caricatura con una didascalia che non lascia spazio a dubbi: “Lo stato delle cos(c)e”.
Intervistato, Mannelli ha rincarato la dose: “lei è una inutile, l’unica cosa che emergeva era la scosciatura” in riferimento alla presenza di Boschi al dibattito sulle riforme da cui è tratta l’immagine.
Per molti si è trattato di un attacco sessista. Mannelli si difende: “in questo Paese siamo mangiati vivi dall’ipocrisia”.
Maria Elena Boschi è da tempo nel mirino dei sostenitori del No al referendum costituzionale di novembre. Spesso viene criticata con l’argomento di essere vuota, di non avere idee; altre volte, l’attacco è sul piano personale, della corporeità, come nel caso della vignetta incriminata. Altre volte ancora si sottolineano le sue posizioni lontane dal perimetro culturale della sinistra, come quando criticò i partigiani dell’Anpi.
Per paradosso, potrebbe non essere un male per Renzi.
Il Premier, mesi fa, ha personalizzato il referendum: “se vince il No mi ritiro dalla politica”. E’ stato un errore di comunicazione grave. Renzi è in calo di popolarità, sottoposto a una campagna incessante contro la sua immagine da parte di tutte le opposizioni e da parte della minoranza interna al Pd. La mossa di Renzi ha trasformato il voto di novembre in un referendum su di lui. Con il risultato che, rilevano gli istituti di sondaggi, tra gli italiani che sono intenzionati a votare (poco più del 50 per cento degli aventi diritto) solo due su cinque pensano al contenuto della riforma. Tre su cinque vogliono votare su Renzi, e oggi la sua popolarità è di poco superiore al 30 per cento.
Palazzo Chigi ha iniziato una manovra di presa di distanza dall’esito delle urne. Queste operazioni, però, sono lente e piene di pericoli. Ha iniziato Renzi, affermando il contrario di quanto detto fino a quel momento: “il referendum non è su di me”. Sono poi arrivate alcune provvidenziali opinioni politiche di esponenti del Pd e dei settori dialoganti del campo avverso, i quali hanno consigliato a Renzi di non dimettersi in caso di vittoria del No.
Infine, il fuoco di fila su Boschi. Non ci sono elementi per affermare che la Ministra abbia assunto volontariamente, in base a una decisione frutto di una strategia, il ruolo del parafulmine. Ma in questa estate che precede la campagna elettorale Boschi sta facendo esattamente quello. Tutti, in queste settimane, associano il referendum al suo volto. Dal punto di vista di Renzi, dei suoi obiettivi, è una perfetta strategia di comunicazione. Quanto voluta e pianificata, è impossibile dirlo.

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