Siamo tutti cicciottelli

Una risata vi seppellirà, recitava il vecchio slogan degli anni della contestazione. L’Utopia è rimasta tale, ogni tanto però l’epoca dei social network regala qualche sorpresa.

Ancora una volta la Rete batte la stampa tradizionale. E, per una volta, contribuisce a cambiare qualcosa.

Tutto nasce da un titolo infelice del Quotidiano Nazionale: “Tiro con l’arco: il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico“. Poche righe in cui è condensata una cultura arcaica che definisce e giudica le donne in funzione delle caratteristiche estetiche invece che in base alle qualità della persona, qualità sportive in questo caso. Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia sono tre atlete giunte quarte alle Olimpiadi di Rio 2016 in una disciplina durissima. Nel titolo non vi è traccia del lavoro, della fatica, delle enormi doti, mentali e fisiche, richieste per raggiungere un risultato di prestigio internazionale.

Le reazioni di condanna non sono mancate e il direttore del giornale, sezione sportiva (il Quotidiano Sportivo), Giuseppe Tassi, è stato costretto a scusarsi di fronte alla montante indignazione, compresa quella della Fitarco, la Federazione italiana di tiro con l’arco:

“Mi scuso, quel titolo ha urtato la sensibilita’ di alcuni nostri lettori ma l’intento di partenza non era né derisorio né discriminante”.

Parole che in realtà non cancellano la macchia ma anzi sottolineano come, dalle parti del Quotidiano Nazionale, non si sia compresa la gravità di quel titolo.

La satira, però, colpisce più di ogni invettiva e il Quotidiano Nazionale oggi soccombe di fronte a “Je suis Cicciottello“.

Slogan lanciato su Facebook e diventato virale in poche ore.

L’editore, Andrea Riffeser Monti, ha preso una decisione non ordinaria nel nostro panorama informativo: ha licenziato in tronco il direttore.

La stampa italiana, lo abbiamo già scritto, si distingue sempre più per la scelta di titolazioni, impaginazioni, scelta dei temi aggressivi e populisti, forse per cercare di fare fronte alla crescente crisi dei fatturati. Una strategia perdente, quella di puntare sulla “pancia” dei lettori invece che sul giornalismo di qualità.

E quel “Je suis Cicciottello” che sommerge sotto un mare di risate il titolo del Quotidiano Nazionale dovrebbe fare riflettere i responsabili dei media italiani.

 

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