OSSERVATORIO MILANO – Errori e virtù di Parisi e Sala

Campagna azzeccata o campagna sballata?

Prima che le urne svelino vincitori e vinti, semi vincitori e semi sconfitti, azzardiamo un ultimo commento, dal punto di vista della comunicazione.

Ecco allora, per i due candidati principali, la mossa sbagliata e la mossa vincente. 

Giuseppe Sala: per il candidato del centrosinistra la mossa vincente è stata presentarsi per quello che è e che, in molti, non si aspettavano: una persona lontana dai salotti (e bastava vederlo nelle occasioni più glamour aggirarsi come un pesce fuor d’acqua per accorgersene), in grado di rapportarsi in modo diretto e semplice con la gente, incapace di esprimersi in politichese, compreso quello dell’antipolitica o della retorica del fare, entrambi così di moda di questi tempi. Ha evitato che qualche presunto guru della comunicazione gli spiegasse che per vincere doveva cambiare look e attitudini. E così Beppe è rimasto Beppe e poco alla volta ha abbattuto i pregiudizi di chi lo pensava espressione diretta dei “poteri forti”. La mossa sbagliata? Quando non è stato coerente con questa scelta, o quando ha provato ad accreditarsi come uomo di sinistra Doc. Allora lo si vedeva aggirarsi alla manifestazione del 25 Aprile alla ricerca di punti di riferimento e si capiva che – indipendentemente dal suo sentire di sinistra – Sala a una manifestazione non c’era mai stato in vita sua!

Stefano Parisi: l’uomo scelto da Berlusconi per contrastare la corsa del centrosinistra ha dato molto fastidio a Sala perché con le sue qualità ha sottolineato i limiti dell’ex commissario di Expo. Parisi è tanto estroverso quanto Sala è introverso. A differenza di Sala, Parisi ha un profilo politico marcato, grazie al suo passato nel Partito socialista, e conosce molto bene la dialettica e la retorica politiche. Pur essendo romano è molto più a suo agio nei salotti milanesi, di cui conosce i segreti, e nei contesti politici. Lo si è visto il giorno in cui il quotidiano Il Foglio ha organizzato un confronto tra i due candidati. Parisi si è comportato come il padrone di casa, in mezzo ai vecchi amici coi quali aveva contribuito a fondare il giornale, mentre Sala appariva come un ospite un po’ spaesato. Il limite di Parisi è stato quello di non essere riuscito a determinare, con la propria immagine e la propria cultura, l’impronta politica del centrodestra milanese. In altri termini non è riuscito ad arginare lo slittamento a destra della colazione. I temi imposti dalla Lega di Salvini sono stati gli unici che abbiano avuto riscontro mediatico per quanto riguarda il campo del centrodestra. Al contrario dell’obiettivo che si erano dati alla vigilia Parisi e Berlusconi.

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