Sognatori, sostenibilità e comunicazione

Un’altra energia è possibile. Sua Maestà Petrolio rischia davvero l’esilio: la Germania, infatti,  per due domeniche consecutive si è alimentata esclusivamente grazie all’energia prodotta da fonti rinnovabili. Detto in maniera ancora più esplicita, 83 milioni di persone hanno ascoltato la radio, guardato la televisione, fatto la doccia con acqua calda, usato il microonde, illuminato case e città, navigato in internet, inviato mail, frequentato teatri e cinema solo grazie alla forza del vento e del sole. E il più piccolo, ma presumibilmente più arretrato, Portogallo ha vissuto per 4 giorni consecutivi contando esclusivamente su questo tipo di energia.
La notizia è di quelle che contano per davvero, purtroppo non molti media le hanno dato risalto, le televisioni in particolare hanno latitato. Eppure, ripetiamo, la notizia è di quelle che meritano: solo pochi anni fa chi propugnava le energie rinnovabili veniva sbeffeggiato sulla base della considerazione che “belle le rinnovabili, ma il loro contributo non può che essere marginale, quasi insignificante. E molto costoso”. La storia, invece, sta dando ragione ai sognatori. Fa un po’ rabbia che la Germania – che non si può proprio definire la patria del sole – sia molto più avanti del Paese del Sole per antonomasia, cioè l’Italia. Siamo davvero così indietro? Probabilmente sì, soprattutto se si pensa alla “freddezza” dei Governi su questi temi: ed è un peccato perché nel 2012-2014 l’Italia aveva fatto un grande balzo in avanti nel fotovoltaico, ma nel giro di soli 2 anni ci siamo trovati di nuovo a essere fanalino di coda. Sul fronte delle imprese e dei cittadini invece forse qualche sensibilità in più potremmo vantarla. Sono molte le aziende – magari facendo poca retorica –  che stanno cambiando i loro paradigmi produttivi, che stanno ragionando su fornire prodotti sostenibili, che stanno cercando di capire se e come l’”economia circolare” sia economicamente (e non solo moralmente) conveniente. Molti stanno lavorando, pochi parlano.
La comunicazione potrebbe dare un proprio contributo non marginale: alle singole imprese, ma anche all’intera società per diffondere consapevolezza e cultura.
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