The Times they are a-changin’

Sarà il Tè delle 5 a segnare la nuova rivoluzione nel giornalismo digitale?
L’editoria online continua a non trovare un modello di business capace di rispondere alla crisi progressiva e irreversibile della carta stampata. In Italia, recentemente, il Corriere della Sera ha introdotto la formula del giornale a pagamento, come Mediatyche vi aveva raccontato.
Ma quello di via Solferino rimane un esperimento in attesa di riscontri. Ancora una volta, è Rupert Murdoch che prova a invertire la tendenza grazie alla potenza del suo gruppo internazionale. Nel 2010 il Wall Street Journal e il Times, i due colossi di News Corp, furono i primi a diventare giornali a pagamento. Piano piano, altri stanno seguendo. Ora, da Londra parte un nuovo tentativo di influenzare le abitudini dei lettori digitali, aiutandoli, se così si può dire, a riscoprire le vecchie abitudini dell’epoca analogica. Il Times e il Sunday Times la finiranno con il rullo degli aggiornamenti continui, attraverso cui i giornali si fanno una concorrenza spietata attraverso l’ultimo lancio, privilegiando spesso il sensazionalismo a discapito della qualità.
“Il potere della singola edizione ha perdurato per oltre 230 anni” ha affermato il direttore del Times, John Whiterow. “La nostra sfida è di aggiornare questo concetto per l’era digitale. Mettendo davanti il lettore e tagliando la confusione”.
Il blasonato Times e e la sua edizione domenicale torneranno quindi a pubblicare edizioni a orari fissi. Alle 9, a mezzogiorno e alle 5 del pomeriggio. In omaggio alla più classica delle tradizioni britanniche.
L’esperimento parte da Londra sulla scia del successo del paywall, il sistema di accesso ai contenuti a pagamento. Da quando sono stati introdotti, sei anni fa, l’incremento dei sottoscrittori è stato dell’8 percento annuo per il Times e del 12 percento per il Sunday Times e nel 2015 i sottoscrittori delle versioni stampate e digitali sono stati 402mila. Mentre coloro che hanno deciso di accedere ai contenuti a pagamento tramite le app per tablet e smartphone sono cresciuti di 10mila unità nel 2015, raggiungendo i 78mila abbonati per l’edizione settimanale e i 91mila per l’edizione domenicale. È molto alto anche il tempo di permanenza sulle pagine: chi legge il Times e il Sunday Times attraverso l’iPad, ad esempio, ci passa in media 47 minuti al giorno. L’anno di svolta è stato il 2014 quando per la prima volta i ricavi dati dalle sottoscrizioni hanno superato quelli della pubblicita (51 percento contro 49 percento), tanto da far dire agli esperti di News Corp che il giornalismo digitale in Gran Bretagna ha iniziato a produrre valore. Non a caso altri quotidiani, come The Sun, vantano i successi delle edizioni online a pagamento. Oggi arriva dunque l’ulteriore evoluzione, accompagnata dalla sperimentazione dei micropagamenti per i singoli articoli, come stanno già facendo il New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal. Un mondo, quello del giornalismo anglosassone, che sembra ancora molto distante dal nostro, dove un modello fondato su contenuti a pagamento ed edizioni fisse incontrerebbe ostacoli non da poco, anche a causa delle abitudini dei lettori. Prima dell’avvento del digitale, il numero di copie di quotidiani venduti in Italia era rimasto pressoché invariato dal dopoguerra agli anni ’80. Oggi i lettori dei media online sono molto numerosi ma si tratta di utenti abituati a una informazione veloce, gratuita, con notizie spesso frivole. Il contrario del pubblico britannico.

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